Il futuro sarà un meter senza meter ?

Nora Schmitz, vicedirettore della divisione Connect di Ipsos ci racconta MediaCell lo strumento che Ipsos utilizza per la rilevazione passiva degli ascolti: “MediaCell è un meter senza hardware perché è una App, cioè un piccolo software che istallato sul telefono cellulare - ma volendo anche sui tablet e in generale su qualunque device - svolge la funzione di “terzo orecchio” della persona”.

Perché Ipsos ha deciso di puntare su MediaCell?

Oggi è difficile costruire dei bei campioni. I target più interessanti  per la pubblicità e gli editori sono quelli che meno collaborano alle ricerche. Meglio quindi chiedere alle persone di istallare questa App sui loro smartphone: il cellulare uno se lo porta sempre con sé e in questo modo riusciamo a desumere cosa ha ascoltato e visto una persona non dalle sue dichiarazioni, ma da dai dati che vengono rilasciati da questo piccolo strumento elettronico.

 

Quando nasce MediaCell ?

Nasce nel 2005, ma la sua forma attuale prende il via nel 2012, con l’indagine di rilevazione delle radio chiamata Ipsos MediaCell Radiometrics.

 

Le tv invece non hanno mai voluto utilizzare questo strumento ?

Ultimamente si sta spingendo molto per utilizzarlo in ambito televisivo, che implica adottare delle regole un po’ diverse da quelle usate per la radio. Al momento la rilevazione degli ascolti tv in tutto il mondo avviene a livello di famiglia e non di individuo. Si istalla un meter accanto al televisore e si dota la famiglia di un telecomando che le persone utilizzano per segnalare se sono presenti o assenti davanti all’apparecchio. MediaCell può essere istallato su una dotazione individuale come il telefono cellulare, per rilevare gli ascolti individuali come quelli radio o quelli televisivi fuori casa. Oppure può essere istallato su tablet, per misurare gli ascolti televisivi della famiglia. Quest’ultima applicazione è in fase di test e messa a punto tecnologica.

 

Ma da noi esiste una domanda che va in questa direzione?

Intanto diciamo che l’Italia con Auditel ha un sistema di rilevazione da Paese evoluto, con uno standard qualitativo molto alto. Certo, oggi il mondo della tv evolve in modo accelerato, ed è sempre più complesso. Auditel deve fare l’ulteriore passo di rilevare gli ascolti realizzati su cellulare e tablet. Nielsen sta già lavorando alla soluzione tecnologica, e in futuro dovrà sicuramente mostrarsi più reattiva alle evoluzioni del mezzo.

 

Pancini, direttore di Auditel, ha precisato che questo tipo di ascolti sono ancora residuali…

Guardando i numeri il grosso dell’ascolto tv viene ancora rilevato da casa. Questo però non è vero per tutti i target e quindi Auditel ha deciso di lavorarci sopra. Non bisogna però pensare che la mancanza di questi dati sconvolga il risultato finale. Almeno per ora…

 

Probabilmente tra 5/10 anni questi target acquisiranno una massa critica che renderà impossibile non tenerne conto all’interno dell’indagine..

Certo, ma penso che il problema sarà risolto molto prima.

 

Di questa partita che si gioca nel futuro Ipsos sarà uno dei protagonisti ? 

Il nostro è uno strumento versatile che può essere applicato sia in ambito radiofonico che televisivo. Rileva l’ascolto a livello individuale e familiare, ma è idoneo anche per l’ascolto che avviene fuori casa in mobilità, nei pub, ad esempio, o nelle pizzerie quando c’è un evento sportivo. Diciamo che esiste un grosso interesse da parte nostra nei confronti della rilevazione passiva, ma questa partita ce la giocheremo in diversi Paesi, non solo in Italia. In Uk, ad esempio, ci stiamo già muovendo in ambito radiofonico e televisivo, poi ci sono anche altri Paesi dove attualmente siamo ancora a un livello di sperimentazione riservata. 

 

Siete proprio sicuri che non esiste qualche elemento che rende difficile misurare l’ascolto in mobilità?

Beh, misurare l’ascolto in mobilità attraverso le cuffie, è, ad esempio, un’operazione complessa che richiede una soluzione specifica. In questi casi bisogna stare attenti a non mettere le persone in una situazione “sperimentale” che creando disagi può anche inficiare il dato. Noi siamo riusciti a risolvere questo problema in un modo che non disturba le persone, con una sorta di prolunga delle cuffie. In ogni caso il sistema perfetto non esiste. Anche invitare le persone a entrare a far parte di un panel può generare delle distorsioni. In generale più pesante è il tipo di collaborazione che chiedi e più alto sarà il rischio di distorcere il campione.

 

L’indagine Ipsos MediaCell Radiometrics è ancora operativa?     

Abbiamo realizzato questa indagine a partire dal secondo semestre del 2012 e per tutto il 2013 e il 2014. I nostri committenti erano tutti i network nazionali più un campione di radio locali. Adesso la ricerca è sospesa perché le radio hanno deciso di usare quest’anno per effettuare un’indagine di base sull’ascolto radiofonico che è stata presentata lo scorso 29 di ottobre. Penso comunque che riprenderà.

 

Visto che questo tipo di indagini producono dei dati sensibilmente inferiori a quelli ottenuti con altri sistemi di rilevazione, non esiste, da parte degli editori, un certo timore a farne uso?

Il problema esiste, ma in ogni Paese è stato sentito in modo differente. Negli Stati Uniti, ad esempio, ben 146 milioni di persone vengono oggi misurate attraverso il meter radiofonico di Arbitron. Anche qui le Radio hanno dovuto affrontare il delicato passaggio dal sistema dei Diari a quello del meter con tutto quello che ha comportato in termini di numeri, ma lo hanno fatto in accordo con il Mercato. Del resto quando una persona si racconta tende a inserire le proprie abitudini, le affezioni e quindi il ricordo risulta sempre un po’ impreciso. Poi oggi le persone sempre di più disgiungono il momento dell’ascolto da quello della messa in onda scelto dall’editore, e quindi è diventato estremamente complicato e poco affidabile basarsi sul ricordo. Sulla scorta di tutto ciò penso che la strada del futuro per le Audi sia quella della rilevazione passiva. Certo, il dato di ascolto potrà ridimensionarsi, è possibile che cambino classifiche e gerarchie, e nasceranno nuove problematiche di carattere metodologico, ma in cambio questo sistema offre un dato assolutamente affidabile, indibattibile, e questo può avere un peso nella contrattazione commerciale, e inoltre, da la possibilità di svolgere un lavoro editoriale importante per calibrare l’offerta. Certo, si tratta di una scommessa, di una sfida culturale e quindi ritengo che la mossa più intelligente sarà quella di lavorare per un passaggio graduale e articolato.    

27 Feb 2016

Ipsos lancia l'Innovation & Digital Acceleration

L'innovazione e l'accelerazione dei processi decisionali è sempre  più al centro delle strategie dei nostri clienti: sostenere il vantaggio competitivo e individuare nuovi insight è ancora più sfidante nella nuova realtà, dove gli individui sono diventati più multicanale e poliedrici. 

La ricerca in generale, e ancor più quella qualitativa, ha bisogno di fare un balzo in avanti e trasformarsi a sua volta per connettersi con individui che vivono fluidamente sospesi fra online ed offline, al fine di cogliere il nuovo linguaggio delle emozioni.

Per questo motivo da gennaio Luisa Vassanelli ha preso la leadership di Innovation & Digital Acceleration, con funzione trasversale al gruppo qualitativo e di raccordo con le altre specializzazioni quantitative, entrando a far parte di un team globale.

Digitalizzazione, nuovi comportamenti, nuove frontiere: questa la nostra mission a conferma del nostro spirito innovativo. 

26 Feb 2016

Il volere mi chiama - Donne & propositi per il nuovo anno. Ricerca Ipsos per Special K

Le donne italiane si sentono fiduciose riguardo al futuro e capaci di affrontarlo con ottimismo. Iniziano il 2016 con positività, il 32% si propone più buoni propositi ed obiettivi più ambiziosi da affrontare nel corso del nuovo anno, il 30% si ripropone le stesse promesse dell’anno precedente mentre il 28% pensa ad obiettivi più facili da raggiungere.  

Questa è la fotografia scattata in Italia da IPSOS per Special K alla fine del 2015 su un campione di 500 donne di età compresa tra i 18 e i 64 anni.

Il 2016 si apre con dei buoni propositi legati al benessere psicofisico e al prendersi cura di sé. IPSOS e Special K rivelano la top 5 delle promesse delle donne italiane che nell’ordine sono: seguire un’alimentazione sana, bilanciata e gustosa, sentirsi in forma, non arrabbiarsi per il disordine in casa, andare in palestra due volte a settimana, correre per mezzora al giorno.  

Per il 2016 fare un’alimentazione sana senza rinunciare al gusto rappresenta la promessa più ambita dalle italiane; questo comprende anche fare una prima colazione sana, ma gustosa tutti i giorni.

Le donne dai 18 ai 34 anni dichiarano inoltre di desiderare una colazione che sia più varia, vorrebbero farla più spesso e dedicarle maggior tempo.  

Dalla ricerca sviluppata da IPSOS per Special K, non emergono solo le promesse che le donne si fanno, ma anche i motivi per cui riescono a mantenerle o meno. Dando uno sguardo allo scorso anno, una donna italiana su due (55%) dichiara di aver parzialmente raggiunto i propositi fatti nel 2015, il 22% afferma di averli raggiunti completamente mente il 23% ammette di non esserci riuscito.

Le cause del mancato raggiungimento dei buoni propositi o della loro parziale realizzazione, secondo quanto dichiarato dal campione di intervistate, vanno ricercate essenzialmente nella mancanza di tempo e di costanza e nella presenza di stress quotidiano. 

07 Gen 2016