Automotive’s Customers Perception

In occasione del convegno La Capitale Automobile Service&3.0 organizzato dalla società Fleet&Mobility, Enrico Billi, head of Ipsos Loyalty, ha presentato la ricerca “Automotive’s Customers Perception“. I temi affrontati sono stati i più diversi: dalla sempre maggiore integrazione tra smartphone e il sistema infotainment dell’auto, al car-sharing, alla possibilità di acquistare un’auto on-line.

Dalla ricerca emerge infatti con chiarezza che il car sharing è ormai un fenomeno importante anche se per ora limitato alle grandi città. Difatti, solamente il 29% del campione lo ha sperimentato anche se l’interesse è sempre più elevato. Al contrario, l’utilizzo in esclusiva dell’auto è ancora piuttosto radicato in Italia: l’81%, infatti, dichiara che, in futuro, prevede di guidare sempre la stessa vettura, o di proprietà o a noleggio.

Nonostante oltre la metà del campione è pronta ad acquistare una vettura on-line, come testimoniato anche dalla recente iniziativa del Gruppo FCA su Amazon, dalla ricerca emergere un dato molto importante per i concessionari: “l’acquisto auto futuro” avverrà ancora dal dealer. In generale, la nuova mobilità comincia a farsi strada nei pensieri degli italiani: non a caso, i nostri connazionali ritengono che la tecnologia a bordo sia fondamentale, soprattutto in ottica di sicurezza.

03 Mar 2017

Agroalimentare, falsi miti e nuove verità: Ipsos e Tuttofood mettono a confronto operatori e consumatori

Questa mattina durante la conferenza stampa Tuttofood 2017 è stata presentata da Jennifer Hubber, Ceo Ipsos Italia, la ricerca "Agroalimentare, falsi miti e nuove verità: IPSOS e TUTTOFOOD mettono a confronto operatori e consumatori". 

In un settore come l’agroalimentare, sempre al centro della scena in Italia e non solo, un sano confronto tra consumatori e operatori è importante per allineare aspettative dei primi con le intenzioni dei secondi.

Un passaggio ancora più fondamentale per una manifestazione di riferimento nel proprio settore, come TUTTOFOOD, a fieramilano da lunedì 8 a giovedì 11 maggio prossimi. Che ha commissionato a IPSOS una ricerca per comprendere fino a che punto i trend individuati dagli operatori corrispondono ai desideri dei consumatori, in modo da valorizzare al massimo il momento espositivo per sviluppare un’offerta più efficace.

IPSOS ha sottoposto le stesse domande a un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 65 anni e a un campione di espositori e buyer di TUTTOFOOD. È stato così possibile comparare le opinioni dei due target sui prossimi cinque anni del settore agroalimentare. Il quadro che emerge è di sostanziale accordo.

Cresce il biologico, nelle carni spiccano i salumi

Il biologico continuerà il suo boom. Nella prima metà del 2016 ha fatto registrare un tasso di crescita del 20% a valore, e il suo peso nella nostra spesa continua a crescere, passando in un solo anno dal 2,5% al 3,1% del valore del carrello. Un trend che sembra inarrestabile: il 39% dei consumatori indica proprio questa categoria come quella che aumenterà maggiormente il suo peso nei nostri carrelli nei prossimi 5 anni. Forte crescita in vista anche per i surgelati pronti al consumo, indicati dal 35% dei consumatori, e i surgelati pronti da cuocere (28%): il 51% dei consumatori indica almeno uno dei due, mettendo quindi i surgelati al centro del prossimo futuro. In crescita anche pasta (23%), i prodotti a base di pesce (22%) e i piatti pronti/sughi pronti (21%). Gli operatori concordano con queste ipotesi sul futuro, e vedono un futuro particolarmente importante per i surgelati pronti al consumo.

In calo troviamo soprattutto i prodotti a base di carne, indicati dal 35% dei consumatori, che sembrano quindi continuare il trend decrescente che li caratterizza da una decina d’anni a questa parte; in questo quadro è però bene evidenziare come dei prodotti a maggior contenuto di servizio, come i salumi affettati, hanno mostrato un trend di vendite a valore positivo nell’ultimo anno. Visti in possibile calo dai consumatori sono anche olii e grassi vegetali (24%), bevande dolci ed energy drink (21%), alcoolici (18%) e latticini o derivati del latte (16%), tutte evidenze che, insieme ai prodotti visti in aumento, delineano un carrello della spesa orientato a salute e benessere, almeno nelle intenzioni.

Salute e benessere, ma anche servizio e prezzo

Il paradigma di salute e benessere vale per tutti, anche per coloro che, per scelta o per obbligo, seguono delle diete specifiche, eliminando alcuni ingredienti. Proseguono infatti il loro trend positivo le vendite a valore dei prodotti senza glutine (+20,6%) e dei prodotti senza lattosio (+7,1%). I consumatori pensano che la vera innovazione alimentare sia nei prodotti per intolleranze e diete specifiche (38%), in forte crescita rispetto al passato. Ritroviamo l’innovazione anche con l’attenzione alle radici locali (indicata dal 28% dei consumatori), l’attenzione alla sostenibilità della filiera (28%), e l’utilizzo di etichette più esaustive (26%).

Gli operatori concordano su queste evidenze, ma rispetto ai consumatori pongono maggiore enfasi sui nuovi formati dei prodotti come innovativi. Questa evidenza, unita alla maggiore attenzione per i surgelati pronti al consumo, evidenzia come gli operatori siano coscienti dell’importanza della “servitizzazione” nel settore alimentare: uno studio della dr.ssa Guia Beatrice Pirotti (SDA Bocconi – Claudio Demattè Research Division) ha evidenziato come le aziende alimentari maggiormente orientate al servizio abbiano ottenuto migliori risultati economici negli ultimi 10 anni.

Negli acquisti alimentari, l’attenzione nei prossimi cinque anni sarà sempre concentrata principalmente su due aspetti: prezzo, indicato dal 56% dei consumatori, e qualità, indicato dal 50%, con un consumatore su quattro che le indica entrambe. Molto importanti per i consumatori saranno anche le materie prime utilizzate (44%) e la fiducia verso il paese di provenienza (44%). Temi più direttamente legati alla sostenibilità non sono ancora driver importanti nelle scelte alimentari, anche se il 34% dei consumatori sostiene che l’attenzione alla sostenibilità della filiera aiuti a determinare la percezione di qualità dei prodotti.

Il driver principale nella percezione di qualità, nei prossimi cinque anni, sarà la regionalità, indicata dal 46% dei consumatori, seguita dalla qualità intrinseca delle materie prime (35%), la sostenibilità, la qualità della preparazione (32%), che però non possono fare a meno di un’etichettatura dettagliata (25%). Gli operatori, sempre d’accordo con i consumatori sul quadro generale, pongono più attenzione proprio al tema della sostenibilità, che sarà sempre più un elemento di distinzione.

Il tema della regionalità e delle eccellenze locali è cruciale per un paese come l’Italia, che ha nel Made in Italy uno dei suoi punti di forza. L’export agroalimentare nel 2016 ha raggiunto i 38,4mld di euro, ma questo valore è probabilmente limitato dal fenomeno dell’Italian sounding, che produce un giro d’affari da 54mld di euro. Il problema è molto chiaro sia a operatori che consumatori: il 61%  di questi ultimi pensa che l’italian sounding sia molto diffuso e rappresenti un grave problema per i prodotti italiani, il 10% che potrebbe diventarlo nel prossimo futuro.

Confondersi sull’origine di un prodotto guardando il packaging è piuttosto facile, o almeno è quello che pensa il 79% dei consumatori, e, in media, al 32% dei consumatori esteri è capitato almeno qualche volta di comprare un prodotto che si è rivelato non essere italiano, con dei picchi in India e negli Emirati Arabi Uniti.

 

01 Mar 2017

Presentato l’Osservatorio nazionale IPSOS – Comieco sul senso civico edizione 2017

Calano la fiducia nelle istituzioni e nella collettività a favore di valori più legati alla sfera personale: la famiglia è il luogo in cui si forma la personalità degli Italiani. Scuola e ambiti di socializzazione hanno un ruolo centrale nella formazione del senso civico, mentre istituzioni e classe dirigente non sono da esempio. Attenzione all’ambiente e raccolta differenziata si confermano importanti indicatori di senso civico. Queste le evidenze principali dell’Osservatorio nazionale IPSOS – Comieco sul senso civico, edizione 2017 presentata oggi da Nando Pagnoncelli.

Gli affetti si confermano anche quest’anno al primo posto nelle priorità degli Italiani, seguiti da aspetti legati alla qualità della vita (salute, sicurezza per il futuro, ecc) e dai valori e dall’impegno individuale. Continua quindi il ripiegamento su se stessi in atto dal 2004, con un indice di fiducia verso gli altri che si attesta oggi al 37%.

Per circa il 60% degli intervistati, è proprio in famiglia che si forma la nostra propensione al senso civico; non è tuttavia da sottovalutare il ruolo della scuola, ritenuta dal 58% degli Italiani il soggetto più idoneo a stimolare il civismo nelle giovani generazioni.

Rispetto ai valori che stanno alla base del senso civico, gli Italiani sono stati classificati in 5 “tribù di civicness” dai più individualisti a quelli più votati alla collettività.

In base a questa classificazione gli italiani si confermano sempre più ‘Latini’, caratterizzati cioè da grande individualismo e da grande senso di appartenenza territoriale: in questa tribù si riconosce 1 italiano su 2. Sono sempre meno, invece, i “Samurai” (3%), coloro che credono maggiormente nel valore delle istituzioni, e gli “Eschimesi” (10%), fortemente legati ai valori collettivi.

Ma di fronte a momenti di difficoltà e situazioni di emergenze, rispetto e senso civico tornano ad essere i valori più sentiti indipendentemente dalla tribù di provenienza. Lo ha dimostrato ancora una volta la reazione dei cittadini delle zone colpite dal sisma del centro Italia del 2016 che, per il 91% degli intervistati ha saputo alzarsi e reagire meglio rispetto a quanto successo per altri eventi catastrofici.

Questa grande emergenza è riuscita a smuovere la collettività e risvegliare in tutti la solidarietà: 9 italiani su 10 hanno riscontrato un grande impegno da parte dei cittadini negli aiuti concreti per i terremotati.

Altrettanto positivamente è stata giudicata l’iniziativa di Comieco che, a settembre 2016, ha fatto un appello e coinvolto i cittadini in una speciale raccolta differenziata di carta e cartone a sostegno delle zone colpite dal terremoto a seguito della quali il Consorzio ha potuto donare oltre 255 mila euro ai sindaci dei comuni coinvolti dal sisma.  

Anche in questa modalità, dunque, la raccolta differenziata si è confermata uno dei più importanti indicatori di senso civico e rientra in quell’attenzione ai temi ambientali e alla sostenibilità che è sempre più in crescita e ad oggi si attesta sul 94%.  La raccolta differenziata è senza dubbio un gesto semplice ed è entrato ormai nel nostro quotidiano: secondo l’86% degli italiani rappresenta una delle pratiche più semplici e immediate per contribuire al benessere della collettività e non solo un modo per smaltire i rifiuti. 

Scarica qui la ricerca completa. 

Per maggiorni informazioni, contatta:

Luca Comodo
Luca Comodo - Group Director Ricerche Politico Elettorali
 Ipsos Public Affairs
email:luca.comodo@ipsos.com

 

20 Feb 2017

1997‐ 2017: 20 anni dal Decreto Ronchi. Gli italiani e la raccolta differenziata

Il 7 febbraio sono stati celebrati i 20 anni del D.Lgs 22/97, il cosiddetto “Decreto Ronchi” sui rifiuti, che ha cambiato radicalmente i modelli di gestione dei rifiuti. Il decreto ha infatti attuato una riforma organica e sistemica recependo e coordinando, tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi. Il bilancio di questi primi 20 anni è stato particolarmente positivo: se nel 1997 veniva smaltito in discarica l’80% dei rifiuti urbani (21,3 Mton) con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%, nel 2015, nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi 3 Mton, quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26% (7,8 Mton), la raccolta differenziata è arrivata al 47,6% e il riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali è aumentato da 13 Mton a 83,4 Mton (Dati Ispra).

Nando Pagnoncelli, Presente Ipsos, ha partecipato alla manifestazione presentando i risultati della ricerca promossa da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) dal titolo “1997-2017 | 20 anni dal Decreto Ronchi: gli italiani e la raccolta differenziata.  A guardare i risultati della ricerca, la raccolta differenziata piace agli italiani che comprendono anche come essa sia essenziale per ridurre lo spreco di materiali. Il 91% dice infatti di farla abitualmente e ben il 93% la considera una utile necessità e il 32% è convinto che non rappresenti un problema, ma piuttosto una risorsa. Gli italiani poi in maggioranza (58%) si dicono più attenti al riciclo dei materiali, anche se un’alta percentuale (68%) non nasconde la fatica di gestire quantità crescenti di rifiuti. E sempre la raccolta differenziata è, per il 91% degli italiani, la pratica ambientale più diffusa tra quelle anti-spreco e tra le buone abitudini in tema di mobilità. Il “fastidio” nel fare la raccolta differenziata è determinato, per il 26% degli insoddisfatti, dal fatto che non si sa come differenziare alcuni materiali.

Ma perché gli italiani scelgono di differenziare i rifiuti? Qui le percentuali tendono ad avvicinarsi: il 58% dice che si fa perché si è più attenti all’ ambiente, ma per il 42% si fa perché è obbligatorio. Le raccolte differenziate dei rifiuti “più gettonate” (91%) sono quelle di carta, vetro e plastica. La responsabilità per il problema rifiuti e per i cassonetti sommersi dalla spazzatura per oltre la metà degli italiani (53%) è suddivisa fra tutti, cittadini e istituzioni. Il sondaggio affronta anche il tema imballaggi e, su questo fronte, i consumatori ritengono che le imprese si stanno impegnando per migliorare gli imballaggi in sostenibilità (71%) e nella facilità di riciclo (73%). Infine, il 37% afferma di conoscere CONAI, cui viene attribuito anche un buon voto: 7.4 su 10.

 

Per maggiori informazioni, contatta:

Chiara Ferrari
Chiara Ferrari - Group Director - International, Social and Trends Ipsos Public Affairs
email:chiara.ferrari@ipsos.com

 

15 Feb 2017

Risultati votazione Festival di Sanremo 2017

Anche quest'anno Ipsos ha curato la giuria della stampa, di qualità e demoscopica del 67° Festival di Sanremo. A margine della conferenza stampa conclusiva pubblichiamo il voto delle giurie che insieme al televoto hanno incoronato Francesco Gabbani vincitore tra i campioni e Lele vincitore tra le nuove proposte di Sanremo 2017.

VOTAZIONI ARTISTI CAMPIONI

VOTAZIONE NUOVE PROPOSTE

 

Per maggiori informazioni, contatta: 

Francesca petrella
Francesca Petrella - Responsabile Comunicazione 
email:francesca.petrella@ipsos.com 
 

 

12 Feb 2017

Webinar: Fall in Love with Online Communities for Product Testing

Unitevi a noi il 14 febbraio per un webinar gratuito durante il quale condivideremo con voi casi di studio e metodologie per raggiungere in maniera più efficace i target di interesse, per offrivi una visione d'insieme più completa e olistica sulla performance di un prodotto e sugli strumenti più adatti per interagire con il consumatore in tempo reale.

Tutto questo perché Ipsos è la società di ricerche di mercato con la maggiore expertise nei Product Test grazie agli oltre 7000 test di prodotto realizzate all’anno in numerose categorie in oltre 80 mercati in tutto il mondo.  

In questo webinar parleremo di Community on-line, lo strumento attraverso il quale forniamo un approccio dinamico, multimediale per l'esecuzione di test di prodotto, contribuendo a migliorare la ricchezza, la pertinenza e la profondità degli insight, tutto questo con elevati tassi di partecipazione. Le communities Ipsos consentono di:

  • esplorare un target e/o una categoria in profondità  
  • attivare processi di co-creation con i nostri intervistati in moda da ricavare insight più olistici e approfondito
  • coinvolgere i consumatori in maniera attiva e divertente attraverso diari individuali, blog di discussione, esercizi multimediali e uploading di immagini e video tratti dalla loro vita reale

 

Speakers:

  • Maureen Evans, Ipsos Marketing, US

  • Menaka Gopinath, Ipsos Marketing, US               

Registrati qui 

 

25 Gen 2017

Perils of Perception 2016

Il nuovo sondaggio internazionale di Ipsos in 40 Paesi sui Pericoli delle Percezioni, mostra ancora una volta quanto le persone abbiano idee errate a proposito di diversi fatti che fanno parte del nostro scenario sociale

In Italia siamo convinti che un cittadino su 5 nel nostro paese sia musulmano, quando la realtà è che lo è soltanto uno su 25. Pensiamo anche, sempre sbagliando grossolanamente, che entro il 2020 un terzo (!) della popolazione italiana sarà musulmana, quando le proiezioni indicano che raggiungeremo a malapena il 5% .

L’Italia è il Paese delle abitazioni di proprietà, circa tre quarti degli italiani risiede in una casa che possiede ma, ancora una volta, interrogati su questa informazioni, gli italiani stessi tendono a sottostimare il dato di più di 10 punti percentuali. Con uno scostamento simile, ma di segno opposto, ci immaginiamo che la spesa sanitaria annuale sia il doppio (18%) di quanto in realtà è (9%).

Dove risultiamo invece meglio informati? Sbagliamo di un soffio sulla consistenza della popolazione attuale (dichiarando in media circa un milione di abitanti più del reale) e siamo anche piuttosto bravi a stimare quel poco di crescita della popolazione che le statistiche ufficiali proiettano da qui a 35 anni, nel 2050.

Più difficile appare invece l’esercizio di stima a proposito delle convinzioni espresse dai nostri connazionali; Ipsos ha reperito tre dati di un precedente sondaggio sull’accettabilità morale di alcuni temi di attualità: l’omosessualità, i rapporti fuori dal matrimonio e l’aborto.

Per i primi due casi, gli italiani intervistati da Ipsos tendono a giudicare i propri connazionali come ben più rigidi di quanto non si siano dichiarati, stimando che la quantità di coloro che ritengono omosessualità e rapporti prematrimoniali moralmente inaccettabili, siano il doppio della realtà.

Diverso il caso dell’aborto, dove opinioni e dichiarazioni sostanzialmente coincidono.

Tutto sommato, un quadro non omogeneo, che tuttavia posiziona l’Italia nella “top ten” dei Paesi più accurati nelle stime, in compagnia, tra gli altri di vari Paesi del Nord Europa – Svezia, Norvegia, Germania, UK, Paesi Bassi, - nonché del sud est asiatico – Malesia, Australia, Corea del Sud.

Vero è anche che il quadro generale mostra ancora una volta un mondo in cui le paure incidono sulla stima dei fatti e sull’idea di intolleranza, un mondo in cui i fatti oggettivi perdono la capacità di incidere sulla formazione dell’opinione pubblica, lasciando il posto alle emozioni e ai convincimenti personali e in cui vige ciò che gli psicologi definiscono “analfabetismo numerico emotivo”: una incapacità di ragionare attraverso numeri e fatti su ciò che tocca le nostre corde emotive, su ciò che temiamo o che consideriamo – a torto o a ragione – una minaccia. Non a caso, gli errori di stima più significativa riguardano ancora una volta l’incidenza dei musulmani sulla popolazione, in un anno – come il 2016 – caratterizzato dalla grande crisi migratoria e dalla palese incapacità delle istituzioni di farvi fronte, se non con interventi di carattere emergenziale.

È così che causa ed effetto interagiscono in modo bidirezionale, con le preoccupazioni a informare l’errata percezione e le percezioni errate a generare ulteriore preoccupazione.

Ne consegue il limitato potere che i fatti hanno nel correggere le percezioni errate. La riflessione di  Daniel Khaneman – esperto di scienze comportamentali che vengono in supporto alla nostra comprensione di questi schemi – a proposito di Brexit  è illuminante “L’impressione principale che se ne ricava … è che le ragioni dell’exit sono fortemente emotive. Le motivazioni a supporto sono quanto meno strane: sono riflessioni di breve portata, basate su irritazione e rabbia. Ma sono sufficientemente potenti da lasciarci immaginare un esito favorevole al Brexit”

E forse c’è di più che non le emozioni ad inquinare la comprensione dei fatti:  l’evoluzione ci ha programmati per ricordare meglio le esperienze negative, perché in tempi remoti la sopravvivenza era legata alla capacità di interpretare il rischio.

Pertanto, i fenomeni alla radice dei dati raccolti in questo sondaggio sono alla fin fine presenti da sempre, potremmo persino dire che sono preistorici. Non a caso gli Oxford Dictionaries hanno scelto la post-verità (post-truth) come parola dell’anno: se raccontare il falso sul contributo monetario della Gran Bretagna in Europa può incidere sul voto o se riportare il testo della norma per smontare il mito del Presidente del Consiglio mai eletto dal popolo italiano, non serve a far capire il funzionamento delle elezioni nel nostro Paese è perché non è importante la fonte, o il fatto, ma il livello di emotività con cui la notizia viene accolta.

Il contesto in cui avvengono le comunicazioni è profondamente e irrimediabilmente cambiato e alimenta emotività ed errate percezioni. La frammentazione dei mezzi,  la pervasività dei social, l’attitudine a filtrare autonomamente i messaggi, la propagazione delle bufale, contribuiscono a rendere fertile il terreno su cui esse fanno presa.

Scarica qui la ricerca completa e rispondi alle domande del quiz

15 Dic 2016

Referendum Costituzionale - Analisi post-voto

A poche ore dai risultati del Referendum Costituzionale 2016 Ipsos propone la sua analisi post-voto.

Indubbiamente il fenomeno più rilevante di questa consultazione è stata la larga partecipazione dei cittadini al voto, inusuale per un referendum e paragonabile a consultazioni politiche. Gli italiani quindi hanno perfettamente colto la rilevanza di questo voto. Da un lato per le implicazioni costituzionali, l’approvazione di una legge che avrebbe cambiato profondamente il funzionamento delle Camere, dall’altro per le implicazioni politiche, rese assolutamente evidente dalla personalizzazione sul Presidente del Consiglio.

Questo ultimo aspetto ha indubbiamente favorito un voto contro: dall’analisi dei flussi risulta una strettissima correlazione tra voto politico e voto referendario. Con alcuni «tradimenti»: se infatti gli elettori del PD sono nella larghissima parte confluiti sul sì (80%), non è stato così per gli elettori centristi che hanno fatto vincere di misura il no (51%), mentre dall’altro lato emerge anche una non secondaria propensione al sì tra gli elettori di Forza Italia.

Il sì ha i suoi punti di forza nelle classi di età elevate, tra i pensionati e gli elettori con  bassi titoli di studio,  ma con un consenso più elevato, anche se non maggioritario, tra i laureati. In sostanza il profilo è quello, classico, dell’elettorato PD dopo la perdita dell’effetto europeo, che a sua volta riproduce il profilo dell’elettorato dell’Ulivo e prima ancora di DS e Margherita. Con tre differenze importanti: la scarsa presenza tra i ceti medi, segno di un distanziarsi di un segmento che si sente impoverito e in difficoltà, una prevalenza tra i cattolici assidui, un bassissimo appeal tra i dipendenti pubblici. Anche qui segnale di un modificarsi, oramai stabilizzato, dell’area di riferimento.

Al contrario il no è un voto giovanile, e popolare: le punte più alte sono tra i disoccupati e tra gli operai. La stessa differenziazione territoriale sottolinea questi aspetti: il voto massiccio al Sud per il no, con una partecipazione per queste zone segnatamente alta, conferma questa lettura.

È la frattura più volte sottolineata fra popolo ed élite, che abbiamo visto recentemente all’opera con la Brexit e nelle elezioni americane. I segmenti sociali più colpiti dalla crisi, le fette di elettorato deluse dalla politica del governo, hanno determinato ampiamente le sorti del voto. Senza nulla togliere agli elementi di merito, gli aspetti di disagio e rabbia sono stati prevalenti. È stato un voto sociale, non solo politico.

 

05 Dic 2016

Social media & CRM – Il digital per la gestione della relazione col cliente

L’attuale contesto competitivo si caratterizza per la rapida diffusione e il crescente utilizzo da parte di imprese e consumatori dei social media, strumenti in grado di orientare i comportamenti e le scelte di acquisto e, conseguentemente, di influenzare la relazione impresa-consumatore. Diviene pertanto fondamentale capire come i social media possono essere utilizzati dall’impresa per raggiungere i consumatori in una logica bidirezionale al fine di orientare le strategie aziendali e migliorare il customer relationship management in ogni sua fase.

CRIET, in collaborazione con ilFAC.it – TBS Group e IPSOS, ha realizzato una ricerca sugli effetti per le imprese derivanti dall’utilizzo combinato dei social media e del CRM aziendale sulla gestione della relazione con il cliente, conducendo uno studio che ha coinvolto circa 300 imprese operanti in Italia, Francia, Germania e Spagna.

Dall’indagine emerge che l’utilizzo dei social media all’interno del CRM aziendale rappresenta oggi uno strumento per incrementare la competitività delle imprese. In tal senso, la ricerca ha analizzato, in particolare, come l’utilizzo dei social media all’interno del CRM aziendale contribuisce alla gestione della relazione con il cliente, sia nella fase di attivazione, sia nella fase di mantenimento.

Nello specifico la ricerca, che ha visto coinvolte 265 imprese operanti in Italia, Francia, Germania e Spagna, ha rilevato che il 38,5% degli intervistati ha già provveduto ad integrare i propri sistemi di CRM con le tecnologie social media. Per quanto attiene l'utilizzo dei singoli canali, i 3 social network più utilizzati nella gestione della relazione impresa-cliente risultano essere Facebook, utilizzato dall'83% degli intervistati sia nella fase di reclutamento che in quella di mantenimento e fidelizzazione dei clienti, seguito da Twitter (47,5% e 41%) e Youtube (35% e 29,5%).  
Per quanto concerne le attività più importanti che vengono svolte dalle imprese attraverso i social media, il 54% dichiara che sono importanti per spronare i prospect a divenire clienti dell’azienda, il 53% afferma che contribuiscono a relazionarsi con i clienti insoddisfatti e il 46,8% sostiene che consentono all’impresa di ristabilire un legame con i clienti inattivi o persi.

Chiara Mauri, Professore ordinario presso l’Università della Valle d’Aosta, discuterà i risultati della ricerca ed approfondirà le implicazioni manageriali derivanti dall’utilizzo congiunto dei social media all’interno dei sistemi di CRM per migliorare la relazione con il cliente.

Sull’argomento interverranno anche importanti professionisti quali Alberto Saccardi, Amministratore delegato, Nunatac, Luca Bonansea, Head of Retail Banking, BNL Gruppo BNP Paribas, Filippo Genzini, Partner, Around Marketing, Barbara Serafini, Responsabile Comunicazione Commerciale, ENEL, Silvia Cafagna, Head of Social Media, Vodafone Italy e Franco Balestrieri, Direttore Marketing, GVM, presentando le proprie case history e come le loro aziende stanno gestendo l’influenza dei social media all’interno dei sistemi di CRM per migliorare la gestione della relazione con i clienti nelle sue diverse fasi.

Durante il convegno CRIET Incontra, sono stati divulgati i risultati completi della ricerca e il progetto Marketing Innovation Hub – A Professional & Academic Think Tank, il quale intende mettere a sistema conoscenze ed esperienze di imprese, esperti di comunicazione e mondo accademico per analizzare e valutare i cambiamenti nelle attività di marketing indotti dalla trasformazione digitale di molteplici processi aziendali.

 

Per ulteriori informazioni potete contattare:

Paolo Bortoli
Paolo Bortoli - Gruop Director Ipsos Loyalty
email:paolo.bortoli@ipsos.com

 

 

23 Nov 2016

Il nuoto è lo sport più praticato dagli italiani

Gli italiani seguono sempre molto il calcio, sognano di correre in Formula Uno ma praticano di più il nuoto e spingono i loro figli verso la piscina più che sui campi in erba e le palestre. È quanto emerge dall’indagine “Le discipline sportive – analisi dell’interesse e della pratica in Italia”, condotta da Ipsos e StageUp e  riguardante la popolazione nazionale fra i 14 e i 64 anni (39,6 milioni di individui).

Saldamente in cima all’interesse degli italiani c’è dunque il calcio, seguito nel 2016 da 31.726.000 milioni di persone (nonostante un calo di 490.000 unità rispetto all’anno precedente), mentre subito dopo si collocano l’automobilismo (Formula Uno in particolare), con 29.908.000 di interessati (+618.000 nel 2016) e il motociclismo, a quota 28.887.000 (+778.000). Calcio sempre in testa anche fra gli appassionati, con 14.111.000 persone che sostengono di essere molto interessati (ma nel 2016 si registra un calo di 536.000 unità rispetto al 2015); 8.868.000 sono invece i fans della Formula Uno (+377.000) e 8.569.000 quelli delle due ruote (+987.000).

Se la maggior parte delle discipline incontra il favore trasversale di uomini e donne, è il pugilato lo sport con la maggiore concentrazione di seguito maschile, mentre la ginnastica ritmica è quella con  più seguito femminile.

In calo ma pur sempre dominante nell’interesse, il calcio cede però il passo al nuoto per quanto riguarda la pratica sportiva: sono infatti 4.169.000, fra agonisti e amatori, coloro che si cimentano in vasca (con una prevalenza delle donne – 52% – e dei giovanissimi fra i 3 e i 10 anni – 24%), contro i 3.952.000 calciatori. Terzo, ma nettamente staccato, è il ciclismo, con 1.661.000 praticanti.

Molto diversi sono invece i desideri sportivi rispetto alla pratica effettiva: nell’immaginario degli italiani l’automobilismo (in particolare la Formula Uno) è la disciplina che più di ogni altra si vorrebbe praticare (5.756.800), seguita da tennis (5.379.200) e nuoto (5.119.600).

Il nuoto torna a occupare la prima posizione fra le discipline che i genitori vorrebbero far praticare ai figli: sono infatti 6.076.600 le mamme e i papà che preferiscono per i loro ragazzi la piscina, davanti al tennis (3.395.800) e alla pallavolo (3.018.200).

«L’analisi sull’interesse per le discipline – spiega Federico Gaetano, presidente e amministratore delegato di StageUp – evidenzia una buona attenzione degli italiani non solo per il calcio, che storicamente ha sempre avuto un forte seguito, ma anche per quegli sport che vengono associati al concetto di benessere e salute, come il nuoto, che corrispondono a precisi canoni estetici e di bellezza, come il tennis, la pallavolo e la ginnastica ritmica, o che vengono associati all’innovazione tecnologica, come l’automobilismo».

22 Nov 2016